Lettera ai famigliari, Roma, prima del 20 Dicembre 1888

Papà mio carissimo,

ti mando un certificato del gen. Menotti Garibaldi, che rende valida la tua medaglia d’Aspromonte – l’altro di Rocco con la firma per l’attestazione dello stesso Menotti sarà fra giorni presentato al Municipio con la speranza di ottenere senz’altro il diploma.

Ho quasi ventidue anni, e se bene da un pezzo in qua molti inganni molte illusioni molti entusiasmi siano cessati in me, e ne ho col riso scopato le ceneri, pure ti confesso che le ultime disposizioni e gli ultimi atti dei presenti uomini di stato mi pungono davvero a ridar l’ambiadura ai miei sentimenti civili e a’miei pensieri, e vorrei quasi ridiventar rosso come ai tristi giorni del decrepito di Stradella.¹ Il difetto è proprio nella tonaca, Papà mio. Chi la cucì, fu un sarto birbone... Crispi l’ha indossata e, ahimè, anche lui oramai non è più lui, ma l’uomo della tonica maledetta. Ben per me, intanto, che niente riesce più a scaldarmi il sangue, eccetto quello che mi riguarda davvicino! Se dipendesse da me, lascerei che tutto andasse in rovina, senza opporgli il menomo ritegno... È tutto un ospedale, ogni paese! E conviene che ognuno di noi, pensi prima a curare e a guarir se stesso... Non senti che catarro? e che tosse ostinata? Accidenti alla salute! È proprio marasmo senile, o società di vecchi a vent’anni.

Vedo che la lettera assume un tono tragico: non te ne fare, è l’ambiadura. Io poi studio filologia...

Ti bacio cento volte, fortemente, in bocca

Luigi tuo
Mamma mia cara,

i bei giorni, che vissi dolcemente al tuo fianco, nel mio Caos nativo, non so per quale mai nesso, mi ritornano alla memoria, mentre ti scrivo, e mi mettono in cuore una mestizia soave... Oh come volentieri per rivivere uno solo di essi, io darei tutto il mio greco e tutto il mio latino. È pur vero, o Mamma mia, che la vita moderna e il romore delle grandi città logorano la vita umana e la sciupano in pochi anni. Quali e quante esigenze, quali aspirazioni, quanti bisogni! E i capelli, a venti anni, se ne vanno... Oh se avessi tanto da poter vivere modestamente in un angolo di terra, piantando cavoli, procreando figli sani e scrivendo anche nell’ore d’ozio dei versi. Dei versi, e perché no? Innocentissimi e timorati di Dio!

Adesso poi la lettera assume un tono sciaguratamente elegiaco: e val meglio che finisca. Baciami Annetta e Innocenzo e il mio piccolo Giovanni. Tu abbiti un abbraccio e cento forti baci fortissimi dal tuo

Luigi
1) Nel riecheggiare l’ode carducciana Roma («Che importa a me se l’irto spettral vinattier di Stradella / mesce in Montecitorio celie allobroghe e ambagi»; vv. 5-6 in Giosuè CARDUCCI, Odi Barbare, Libro I, 1877) in cui Carducci definisce vinattier Agostino Depretis, il giovane Luigi manifesta tutto il suo scetticismo nei confronti dell’attuale governo (presieduto da Crispi che era succeduto al Depretis, morto il 29 luglio 1887), sfociando in un giudizio pessimistico sulla natura degli uomini e sulla crisi della civiltà contemporanea.
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Edizione Nazionale Digitale delle opere di Luigi Pirandello
MIBACTOSCAR MONDADORICINUMFONDAZIONE SICILIA
COMMISSIONE PER L’EDIZIONE NAZIONALE DELL’OPERA OMNIA DI LUIGI PIRANDELLO
Presidente: Aldo Maria Morace
Presidente in memoriam: Angelo R. Pupino
Segretario: Marco Manotta
Componenti: Beatrice Alfonzetti, Annamaria Andreoli, Rino Caputo, Stefano Carrai, Simona Costa, Clelia Martignoni, Michael Rössner, Antonio Sichera
EDIZIONE DIGITALE
DELL'OPERA OMNIA

Direttori: Antonio Sichera - Antonio Di Silvestro
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